• da qui vedo il mare
    Cagliari, 11 giugno - 3 luglio 2011


    Nebulose che si addensano e si rischiarano, masse in movimento spinte dalla forza del colore o forse dal colore originate. Sale un ribollire controllato dalle tele di Alessandro Melis, uno stratificarsi di emozioni, ricordi, incontri, luoghi che scelgono per esprimersi, senza del tutto svelarsi, il linguaggio informale e l’assenza di figure. E’ lo scuro bitume a dare maggior corpo alle stesure dei rosa, degli azzurri, dei verdi, dei fondissimi blu che riflettono e mischiano il cielo e il mare di paesaggi invisibili perché interiorizzati. Ed è sempre il bitume, materiale antico usato anche per la costruzione della Torre di Babele, a farsi talvolta fonte di luce nel magma cromatico degli acrilici. Il peso della sostanza catramosa diventa però lieve, sino a sparire, in certi pallidi dipinti che somigliano ai muri intonacati, appena graffiati dalla parte metallica dei pennelli usati come strumenti da incisore. Tutto è sotteso, in questi quadri che inglobano  ragione e sentimento, anche lo scorrere del tempo e la sua rappresentazione visiva, proiezione di una ricerca che mira a una chimerica e perfetta sincronia.
    “Credo che nel pensiero ogni contraddizione venga ricomposta”, scrive Alessandro Melis in una sua nota. Parole che spiegano la spinta creativa di un autore restio a parlare dei suoi lavori e tuttavia saldamente ancorato alla pittura. Che è per lui necessità, espressione criptata e potente, gesto che cristallizza la memoria.
    Alessandra Menesini